Auto a guida autonoma: opportunità e rischi

Lo sviluppo delle capacità di guida autonoma sta compiendo importanti passi avanti, ma restano aperte delle incognite come dimostrano alcuni episodi in California.

Nell’estate di quest’anno la commissione della California che si occupa di rilasciare i permessi ai mezzi di trasporto pubblico ha provato, con qualche vincolo, la libera circolazione nella città di San Francisco dei robotaxi di Waymo e Cruise (due delle principali realtà del settore). Vale a dire che i clienti possono ora salire su un taxi a guida autonoma dove non c’è nemmeno un supervisore. La sfida delle auto a guida autonoma sta finalmente iniziando a trasformarsi in realtà, grazie anche agli algoritmi di intelligenza artificiale per interpretare i segnali stradali, i semafori e il comportamento delle altre auto. Però le cose non sono così semplici e il confronto tra il mondo reale e i robotaxi ha impiegato poco a dimostrarlo. Nei giorni immediatamente successivi all’approvazione, una vettura si è schiantata contro un camion dei pompieri e un’altra è rimasta bloccata a un incrocio per circa venti minuti, causando un grave ingorgo. Ecco perché la commissione californiana ha fatto una parziale marcia indietro, obbligando Cruise a dimezzare la flotta che circola per San Francisco. Rivolge attenzione al tema il quotidiano Il Sole 24 ore con un articolo a firma di Alberto Annichiarico pubblicato lo scorso 3 dicembre. Come sottolineato nell’articolo il punto è che la tecnologia c’è. Il problema è creare l’ecosistema per dei mezzi che prevedono tutto tranne l’imprevedibilità dell’essere umano. Quando potremo vedere davvero auto a guida autonoma nelle nostre città? Secondo un recente studio del McKinsey Center for Future Mobility non prima del 2030 (attenzione, solo il 2% sul totale del parco circolante in uno scenario base oppure meno del 10% in uno scenario accelerato). Con maggiore certezza entro il 2035 (tra il 20 e il 25% nello scenario base, intorno al 50 nello scenario accelerato). «Le funzionalità di guida autonoma – spiega Michele Bertoncello, partner McKinsey – offriranno maggiori possibilità di trasporto condiviso in città, riducendo la congestione e lo spazio dedicato alle vetture “non in movimento”, visto che una vettura privata tipicamente rimane inutilizzata il 96% del tempo, e implementando funzionalità che riducano significativamente gli incidenti».

Come ricordato nell’articolo, entro il 2035 la guida autonoma potrebbe generare entrate tra i 300 e i 400 miliardi di dollari, sempre secondo McKinsey. E la maggiore sicurezza? La previsione degli esperti della Foundation for Traffic Safety di Washington è che anche solo l’utilizzo degli Adas più avanzati consentirebbe di evitare il 40% delle vittime della strada entro il 2040. Se vogliamo abbattere il bilancio italiano da tremila a 100 o 50 vittime l’unico modo è usare le auto a guida autonoma, che possono fare la differenza nel passaggio dal modello storico dell’auto di proprietà a quello del futuro, ovvero l’auto intesa come servizio. La direzione, in un certo senso, è presa. «Nei mercati avanzati – conclude Bertoncello – già oggi non ci aspettiamo una forte crescita del numero di vetture in circolazione, ma piuttosto un incremento di valore e contenuto tecnologico delle stesse. La sfida per l’industria automobilistica sarà pertanto catturare un valore maggiore legato a un numero inferiore di vetture».