Industria 5.0: nuove regole e processo incentivato

Il nuovo piano Industria 5.0 dovrà incentivare gli investimenti delle imprese con una filosofia e delle regole diverse rispetto all’era 4.0 aperta nel 2016.

Grazie all’approvazione del Piano RepowerEu sono in arrivo oltre 6,3 miliardi di euro per il piano Transizione 5.0 al fine di sostenere la transizione verde e digitale delle imprese. L’intervento si affianca al pacchetto di incentivi fiscali per l’Industria 4.0 che resterà in vigore con le aliquote già stabilite. Il piano 5.0 opererà per il biennio 2024-2025 attraverso la concessione di un credito di imposta a favore delle imprese per investimenti in beni 4.0 materiali e immateriali, in beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili, e nella formazione del personale in competenze per la transizione ecologica. Il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) sta definendo le norme per l’utilizzo dei crediti d’imposta finanziati. L’incentivo sarà proporzionato, secondo almeno tre soglie incrementali. Rivolge attenzione al tema il quotidiano Il Sole 24 ore, con un articolo a firma di Carmine Fotina pubblicato lo scorso 10 dicembre: Gli investimenti incentivabili riguarderanno sempre i beni relativi alle tecnologie 4.0 definite dal vecchio piano, ma in più dovranno garantire determinati risparmi energetici: almeno il 3% dei consumi di energia finale oppure risparmi energetici conseguiti nei processi indicati come target nella legge (di almeno il 5% rispetto ai corrispondenti consumi precedenti). Saranno agevolabili, con aliquote in fase di definizione, le spese effettuate nel 2024 e nel 2025 per beni digitali materiali 4.0, beni immateriali 4.0 (software avanzati) e, come elemento di novità, anche i beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili (escluse biomasse) e la formazione in competenze per la transizione ecologica. Per le attività formative il Mimit pensa di introdurre un tetto, probabilmente il 5% dell’investimento totale agevolato. Si attendono invece conferme sulla possibilità di considerare validi anche gli investimenti effettuati entro la metà del 2026, a patto di aver pagato entro il 2025 un acconto pari almeno al 20% della spesa.

Nell’articolo è ricordato come secondo le stime condivise con la Commissione, alla fine almeno 4 miliardi di euro di investimento dovrebbero contribuire agli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico in conformità agli allegati del Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza. Inoltre Il meccanismo prevederà tre livelli crescenti di risparmio energetico e un sistema di certificazione più severo rispetto a Transizione 4.0. Infatti, per essere ammissibile, il progetto dovrà essere certificato da un valutatore indipendente a cui spetterà attestare che il progetto di innovazione rispetti i criteri di ammissibilità relativi alla riduzione del consumo di energia. Sempre nell’articolo si sottolinea inoltre come al piano 5.0 è stata affiancata una misura specifica per incentivare l’autoconsumo di energia rinnovabile da parte delle micro e Pmi. In questo caso non si tratterà di crediti d’imposta ma di contributi a fondo perduto – circa il 50% del totale dell’investimento – per l’acquisto di sistemi e tecnologie digitali che consentono la produzione diretta di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo immediato o attraverso sistemi di accumulo e stoccaggio.