Intelligenza artificiale: accordo Europeo

Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto l'accordo sull'AI Act, la legge europea sull'intelligenza artificiale. L'Unione ha dunque la prima legge al mondo su questo settore.

Dopo una lunga trattativa durata oltre 30 ore, Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto l’accordo sull’AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale. L’Unione europea ha dunque la prima legge al mondo che affronta in maniera complessiva lo sviluppo del settore e stabilisce regole condivise per l’uso dell’IA. “L’AI Act è più di un regolamento: è un trampolino di lancio per startup e ricercatori dell’Ue per guidare la corsa globale all’intelligenza artificiale”, ha commentato su X il commissario europeo al Mercato Interno, Thierry Breton. Obiettivo della normativa è garantire che l’AI protegga la democrazia, la privacy degli utenti, lo Stato di diritto e la sostenibilità ambientale, stimolando al tempo stesso l’innovazione. Dedicano attenzione al tema i principali organi di stampa, fra cui Il Corriere della Sera con un articolo a firma di Paolo Ottolina pubblicato lo scorso 9 dicembre: Oltre 60 persone, tra accademici e ricercatori in ambito privacy e tutela dei diritti digitali, hanno firmato una lettera aperta lampo per chiedere al Parlamento di non fare passi indietro sui divieti per l’uso dell’intelligenza artificiale. Alla fine i negoziatori hanno concordato una serie di salvaguardie e ristrette eccezioni per l’uso di sistemi di identificazione biometrica (RBI)in spazi accessibili al pubblico ai fini di applicazione della legge, previa autorizzazione giudiziaria e per elenchi di reati rigorosamente definiti. È quanto si legge in una nota del Parlamento europeo in cui si spiega che l’RBI “post-remoto” verrebbe utilizzato esclusivamente per la ricerca mirata di una persona condannata o sospettata di aver commesso un reato grave.  I sistemi di identificazione biometrica “in tempo reale”, si legge ancora, sarebbero conformi a condizioni rigorose e il loro uso sarebbe limitato nel tempo e nel luogo.

L’Rbi «post-remoto», come ricordato nell’articolo, verrebbe utilizzato esclusivamente per la ricerca mirata di una persona condannata o sospettata di aver commesso un reato grave. La lista dei divieti include i sistemi di categorizzazione biometrica che utilizzano caratteristiche sensibili, come le convinzioni politiche, religiose e la razza; la raccolta non mirata di immagini del volto da Internet o da filmati di telecamere a circuito chiuso per creare database di riconoscimento facciale; il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro e nelle scuole; il social scoring; le tecniche manipolative; l’IA usata per sfruttare le vulnerabilità delle persone. “La legge europea sull’intelligenza artificiale è una novità mondiale. Un quadro giuridico unico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale di cui ci si può fidare. E per la sicurezza e i diritti fondamentali delle persone e delle imprese. Un impegno che abbiamo assunto nei nostri orientamenti politici e che abbiamo mantenuto”. Ha scritto su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.