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Siae Mic: la sfida italiana al 5G

L’azienda milanese vanta un portafoglio che spazia da Vodafone a Tim, da Telefonica e Open Fiber, e competere con i colossi mondiali degli apparati di rete.

Esiste anche in Italia una realtà aziendale nel campo della produzione di tecnologia per le reti, il gruppo Siae Microelettronica della famiglia Mascetti, che riesce a servire clienti come Tim, Vodafone, Open Fiber e Telefonica. L’azienda, fondata dal padre 60 anni fa e attualmente di proprietà dei quattro fratelli Mascetti e di un socio esterno, negli anni si è occupata sempre più di strumentazione elettronica e oggi fornisce in particolare ponti radio per la telefonia mobile e il 5G. Il core business sono tutti i principali apparati di telecomunicazione, i ponti radio e gli apparati di linea ottici. Dedica attenzione a questo positivo “caso imprenditoriale italiano” il magazine settimanale Affari&Finanza, con un articolo pubblicato lo scorso 17 maggio: Oggi Siae Microelettronica è un gruppo che sviluppa un fatturato annuo di 250 milioni di euro (previsioni 2021), opera in un centinaio di Paesi nel mondo, tramite 25 filiali dirette. (…) In questo quadro estremamente dinamico, quali sono le strategie di Siae Microelettronica?
“Innanzitutto intendiamo cavalcare questa nuova fase di boom come dimostra il notevole incremento del fatturato di questi primi mesi del 2021 – risponde Mascetti – inoltre, realizzeremo delle alleanze strategiche con altri operatori nell’ambito delle tecnologie Open Ran con l’obiettivo di produrre macchine 5G interamente fabbricate in Italia”. Progetti, sviluppo e investimenti in un settore ad elevatissima intensità di capitali come le TLC, che richiederanno sicuramente una massiccia dose di risorse finanziarie degli anni a venire. Per reperirle Siae Microelettronica non esclude nulla, neppure la quotazione in borsa.

Per quanto riguarda specificatamente il business del 5G la società, che conta oltre 1500 dipendenti in Italia e nel mondo, si dice pronta a candidarsi fra i principali riferimenti tecnologici mondiali nel settore.


Gruppo IREN: prospettive sempre più “green”

Il piano industriale prevede rilevanti investimenti nelle divisioni Reti e Ambiente, oltre a potenziare la capacità di generazione elettrica ed estendere la rete di teleriscaldamento

IREN il 2020 è stato un anno caratterizzato sia da una crescita organica pari a 40 milioni di euro, sia da importanti operazioni che hanno consentito di estendere i servizi ambientali a nuovi territori e diventare il primo operatore nella filiera della plastica in Italia. Oltre 350 milioni di euro sono stati investiti su progetti inerenti la multi-circle economy, evidenziando l’attenzione che il Gruppo dimostra nei confronti dell’ambiente e dei suoi territori e garantendo un importante sostegno in un periodo di estrema complessità. Al tema dedica un articolo il settimanale L’Economia del Corriere della Sera, con un focus pubblicato il 17 maggio scorso a firma di Elena Comelli: La sostenibilità è anche al centro dell’ultimo aggiornamento del piano industriale del gruppo, che dedicherà il 60% dei 3,7 miliardi di investimenti previsti al 2025 al concetto di Multicircle Economy, una visione industriale focalizzata sull’uso consapevole ed efficiente delle risorse. “L’obiettivo è andare oltre il tradizionale concetto di economia circolare per enfatizzare l’approccio multi-business, dove diverse attività trovano una coerenza nella responsabilità verso l’utilizzo delle risorse di risparmio, recupero e riutilizzo, anche grazie a una costante propensione del gruppo verso l’innovazione”, sottolinea il presidente di Iren Renato Boero. (…) Particolare importanza nel percorso di crescita di Iren è riservata all’innovazione, declinata in progetti legati alla sostenibilità. Iren si è recentemente aggiudicata l’asta Fast Battery per lo storage energetico del Nord Italia.

Grazie proprio al suo portafoglio multi-business il Gruppo ha dimostrato resilienza allo scenario energetico, climatico ed emergenziale che ha caratterizzato il 2020. Per quanto concerne specificatamente le attività energetiche, nel corso del 2020 il Gruppo ha messo in atto una serie di azioni che consentiranno di mitigare l’impatto della volatilità dei prezzi energetici grazie ad una politica di hedging attuata con lo scopo di stabilizzare i margini. In particolare sono in notevole sviluppo le attività riguardanti i progetti di efficientamento energetico degli edifici, cogliendo le opportunità offerte dalla normativa vigente.


TIM: ricavi a 3,8 miliardi. Procede l’infrastrutturazione

Attivate 424mila nuove linee ultrabroadband retail, il +119% anno su anno, 9,1 milioni di unità con un incremento del 23%. In crescita anche le linee mobili, a quota 30,2 milioni.

TIM ha chiuso la trimestrale con ricavi a 3,8 miliardi di euro, in linea con il primo trimestre 2020, nonostante la pandemia. E si è registrata una crescita del 3% anno su anno dei ricavi della telefonia fissa domestica. L’appuntamento della trimestrale è stato motivo per l’AD Gubitosi e il suo team di delineare le prospettive per il prossimo futuro. Ne parla Mila Fiordalisi, Direttrice di COR.COM, in un suo editoriale pubblicato lo scorso 19 maggio: È la banda ultralarga la voce più in crescita nel bilancio di Tim relativo al primo trimestre 2021. Da gennaio a marzo sono state attivate 424mila nuove linee ultrabroadband retail, il +119% anno su anno, raggiungendo i 9,1 milioni di unità con un incremento del 23%. Nel fisso accelera la migrazione della base clienti verso la banda ultralarga anche grazie alla spinta impressa nella copertura in fibra ottica, in particolare nelle aree bianche, che ha consentito di raggiungere oltre il 92% delle famiglie italiane con linea fissa.
In crescita anche le linee mobili, a quota 30,2 milioni, con un aumento di 52mila linee sull’ultimo quarter 2020. Come ricorda la stessa Fiordalisi nel suo articolo, TIM continua a tenere alti i riflettori sul progetto di rete unica AccessCo: non a caso durante la conference call con gli analisti, Gubitosi si è detto “ottimista”. Ha inoltre sottolineato: “l’obiettivo del Paese è completare una rete in fibra e lavorare su Cloud, Edge Computing e intelligenza artificiale. Penso che ci saranno sviluppi positivi e questo emerge dall’importanza che il governo dà a questa attività”, con le risorse del PNRR. Sempre la Fiordalisi: In un mercato che rimane competitivo nella parte a minor valore (clientela low-spending), prosegue il trend di stabilizzazione della base clienti: nella ‘mobile number portability’ (ovvero il flusso verso altri operatori, pari a -74 mila linee) Tim registra per il terzo trimestre consecutivo il miglior risultato tra gli operatori infrastrutturati. Al tempo stesso il settore vede il flusso delle portabilità ridursi complessivamente del 18% anno su anno, a dimostrazione del raffreddamento della competizione nella parte a maggior valore (clientela high-spending)”, si legge nella nota dell’azienda a seguito del CDA chiamato ad approvare i conti. Chiudono con il segno più anche il segmento Business e Wholesale domestico: nel primo si è registrata un’accelerata dei ricavi (+30% anno su anno) grazie ai servizi innovativi (ICT, Cloud, soluzioni IT) e al contributo positivo della partnership con Google Cloud.

Nelle prospettive TIM per il prossimo futuro c’è anche il tema “fiber to the football”. Il calcio apre infatti per TIM un importante e significativo driver di crescita, come evidenzia Mila Fiordalisi nel suo articolo: “Il calcio da luglio andrà sulla fibra, una vera rivoluzione” ha detto Gubitosi, ricordando che Dazn si è aggiudicato i diritti televisivi per il prossimo triennio della Serie A (7 partite su 10 in esclusiva più altre tre non in esclusiva), con Tim che fungerà da partner tecnologico e distributore. “Sky ha vinto solo le tre partite meno importanti e quindi sul satellite resta solo quello da vedere”, ha proseguito Gubitosi per il quale ormai Timvision si può dire che “sia diventato un must del panorama televisivo italiano”.


Autostrade: blockchain per le ispezioni

La tecnologia di tracciabilità applicata da Autostrade per l’Italia nel caso di ponti e gallerie è finalizzata a rendere i dati certificati, inviolabili e trasparenti.

Autostrade per l’Italia adotta tecnologia blockchain per le ispezioni di ponti e gallerie. Nell’ottica di garantire maggiore sicurezza a chi percorre queste fondamentali infrastrutture, il gruppo ASPI negli ultimi due anni ha avviato un profondo rinnovamento dei sistemi di monitoraggio e di ispezione di ponti, viadotti e gallerie. Sono previsti 67,5 milioni di investimenti per il prossimo quinquennio, destinati alle attività di sorveglianza delle infrastrutture della rete. Dedica attenzione al tema il quotidiano Il Sole 24 Ore in un articolo a firma Marco Morino e pubblicato lo scorso 20 maggio: Aspi punta sull’uso di tecnologie avanzate, come il laser scanner e il georadar, per indagare ogni dettaglio all’interno delle strutture. La Liguria, con oltre la metà delle gallerie in gestione ad Aspi, la scorsa estate è stata al centro dell’avvio di questa nuova tipologia di ispezioni. Oggi è in corso su tutta la rete la seconda fase dei controlli e la parallela esecuzione degli interventi di manutenzione, attivati proprio a seguito di quelle verifiche. Sui viadotti dell’intera rete nazionale, intanto, da novembre 2020, Movyon (ex Aspi Tech, società del gruppo Aspi deputata allo sviluppo di soluzioni tecnologiche anche per l’esterno) insieme a IBM e Fincantieri NexTech, ha sviluppato un sistema denominato Argo. Il sistema consente agli ispettori di svolgere gli accertamenti sulle condizioni di ciascuna opera accedendo in tempo reale, tramite un tablet, a tutte le informazioni che la caratterizzano: calcoli e disegni del progetto originario e degli interventi successivi; controlli e manutenzioni programmate; indagini e prove sui materiali; esiti e dettagli delle precedenti ispezioni. Tramite lo stesso tablet l’ispettore inserisce, sui viadotti dotati della nuova infrastruttura tecnologica, tutti i dettagli e le foto rilevate nel corso dell’ispezione rendendone immediata la disponibilità alle strutture aziendali deputate e analizzando un’opera attraverso un “gemello digitale”, che ne riproduce fedelmente tutte le caratteristiche. Un sistema appositamente sviluppato supporterà i tecnici nel riconoscimento e classificazione dei difetti e nella programmazione delle attività di manutenzione.

Come viene ricordato nell’articolo di Mario Morino, un altro pilastro della trasformazione digitale di Aspi è rappresentato proprio dalla tecnologia blockchain applicata al monitoraggio delle infrastrutture: La blockchain, nata nel settore finanziario, risponde all’istanza di cristallizzare le informazioni e i dati derivanti dalle ispezioni sullo stato delle opere e renderle univoche, sicure, non modificabili, trasparenti e accessibili in un registro aperto e senza un controllo “superiore” del dato immesso. La grande mole di dati derivante dal monitoraggio delle infrastrutture (ponti, viadotti, gallerie, cavalcavia) viene fatta confluire in un unico grande database ed è immediatamente utilizzabile dalle strutture interessate (Direzione centrale gestione rete e Direzioni di tronco) per la pianificazione delle attività di manutenzione. Inoltre i dati vengono trasmessi in tempo reale al database Ainop, la piattaforma Cloud attivata dal Mims (ministero Infrastrutture) per ricevere e tenere sotto controllo i dati delle attività di sorveglianza delle singole concessionarie.