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Open Fiber fase 2: ripartenza con Macquire e Cdp

Molti i cambiamenti, dall’ingresso al 40% del socio privato Macquire, al nuovo piano economico disegnato sui fondi UE, alla nomina del nuovo CEO.

Fase di grandi cambiamenti e di evoluzione in Open Fiber: con Enel che ha deciso di uscire di scena e che nell’azionariato ha passato il testimone al fondo infrastrutturale australiano Macquarie. Alla vigilia di Ferragosto è arrivato anche il cambio nella governance: il nuovo CEO è Francesca Romana Napolitano (la manager era a capo degli Affari Legali di Enel Global Infrastructure Network e precedentemente nel Cda di Enel Green Power). Ha immediatamente presentato una nuova struttura organizzativa al consiglio con la nomina di Mario Rossetti quale direttore generale. Anche in questo caso la scelta è ricaduta su un consigliere di amministrazione: come hanno ricordato anche gli osservatori economico-finanziari, si tratta di due soluzioni interne che indicano una volontà di proseguire, almeno per questa fase, nel segno della continuità. Sempre su questo piano, da ricordare che Franco Bassanini resta alla presidenza.
Dedica attenzione ai nuovi scenari di Open Fiber il magazine L’Economia, settimanale allegato a Il Corriere della Sera, tramite un articolo a firma di Alessandra Puato pubblicato lo scorso 23 agosto: Finora Cdp ed Enel hanno avuto il 50% ciascuno. Enel Incassa dalla vendita 2,65 miliardi, sostanzialmente quanto chiesto dal CEO Francesco Starace. Cdp paga 530 milioni. Macquire 2,12 miliardi. Entrerà nel board Jiri Zrust, il senior manager director del fondo infrastrutturale (…) Il pallino resta in mano a Cdp, che potrebbe anche decidere di rafforzare Open Fiber. Ma un socio privato significa oggettivamente più attenzione alla redditività. E soprattutto alle nuove gare, in arrivo per portare il web ultraveloce in tutte le case. Andranno vinte per aggiudicarsi parte dei 3,8 miliardi del piano “Italia a 1 giga” destinati alle aree grigie (dove investe un operatore privato per la banda ultralarga) e nere (almeno due reti) del Paese. È il piano con in dote i fondi del Pnrr, annunciato la scorsa settimana dal ministro per l’innovazione, Vittorio Colao, per completare la copertura della banda ultralarga nel Paese entro il 2026, raggiungendo 6,2 milioni di case.
Fra i principali compiti del nuovo board di Open Fiber quello di conciliare le necessità infrastrutturali diffuse in buona parte del Paese con la reddittività. A questo proposito si sottolinea nell’articolo: Il piano industriale attuale prevede il pareggio nel 2023 (l’azienda ha chiuso il 2019 con 117 milioni di perdite su 186 milioni di ricavi, saliti a 261 milioni nel 2020); calcola 7,1 miliardi di investimenti (4,1 vengono delle banche), ne sono stati usati solo 2,5 finora. Ha l’obiettivo di connettere 1,1 milioni di unità nelle aree grigie, soprattutto aziende.


Telepass: acquisizioni e nuova business unit per il digitale

Entra a far parte di Telepass la società Wise Emotions, che opererà in stretta sinergia con una nuova divisione interna dedicata all’hi-tech.

Telepass intraprende decisamente la strada dell’evoluzione digitale, con operazioni che fanno crescere notevolmente le specifiche competenze e potenzialità nel settore. Ne parla il quotidiano Il Sole 24 Ore in uno articolo pubblicato lo scorso 25 agosto: Telepass conferma la volontà di crescita per linee esterne rilevando l’intero capitale di Wise Emotions, start up attiva nello sviluppo di prodotti digitali mobile. A valle dell’operazione, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Gabriele Benedetto si prepara a varare la nuova divisione Telepass digital, all’interno della quale sarà integrata la neoacquisita, che accompagnerà il gruppo nel percorso di evoluzione tecnologica e di prodotto sostenuto con un piano di investimenti da 100 milioni di euro fino al 2023. «Con la nascita di Telepass Digital saremo in grado di sviluppare direttamente “in casa” nuove funzionalità integrate e offrire così una digital experience sempre più facile e intuitiva alle persone in movimento, per una mobilità al passo con i tempi – commenta Gabriele Benedetto -. Telepass crede molto nelle start up, sulle quali ha deciso di investire da tempo. Con l’acquisizione di Wise emotions porteremo a bordo nuove giovani menti, di cui il 35 per cento donne, capaci di ringiovanire culturalmente il Dna dell’azienda che, nonostante la sua storia trentennale, non ha mai abbandonato l’approccio dinamico e curioso di una start up degli albori».

Wise Emotions conta attualmente un’ottantina di dipendenti (con l’obiettivo di raggiungere il centinaio entro l’anno), tutti attivi nello sviluppo di prodotti digitali per le principali piattaforme tecnologiche. CEO è Marco Cavone, orgoglioso di avere trasformato una piccola startup in una digital factory in grado di supportare Telepass nel suo percorso di evoluzione. Nell’articolo si ricorda inoltre come con la creazione della divisione Telepass digital, il gruppo prosegue il processo di crescita mirando ad acquisire imprese innovative della smart mobility, in un’ottica di open innovation: un percorso già avviato da tempo, ad esempio con l’integrazione di Urbi, startup che ha sviluppato un’applicazione per aiutare gli utenti ad individuare mezzi di trasporto in sharing più vicini, e con l’acquisizione del 70% di Wash Out, realtà che offre un servizio ecologico di lavaggio a domicilio di auto e moto.


La Apple resta regina di Big Tech

Il confronto tra la Apple dei giorni nostri con quella di 10 anni fa, evidenzia che lo sviluppo è proseguito anche sotto la guida di Tim Cook.

La Repubblica ha confrontato la Apple dei giorni nostri, a guida Tim Cook, con quella di 10 anni fa, quando al timone dell’azienda si preparava il passaggio di consegne tra lo scomparso Steve Jobs e lo stesso Cook. Dopo 10 anni alla guida del colosso di Cupertino Tim Cook può vantare un giro d’affari che la pone ancora ai vertici mondiali di Big Tech.
Così nell’articolo a firma Ettore Livini, pubblicato lo scorso 26 agosto: Steve Jobs, nel momento in cui gli aveva consegnato le chiavi della Apple, era stato chiaro: «Fai di testa tua – gli aveva consigliato – e non domandarti ogni volta “Cosa farebbe ora Steve”». Tim Cook, alla fine, gli ha dato retta. E dopo dieci anni alla guida della mela più famosa del mondo i conti, dati alla mano, tornano: il giro d’affari del terzo trimestre 2021 è più del triplo (81 miliardi) di quello degli stessi mesi 2011. I profitti sono quadruplicati. Nel 2011, al momento del passaggio del testimone, aveva sorpassato temporaneamente Exon diventando l’azienda con più valore in Borsa. Oggi ha consolidato – e per distacco – il primato. Apple vale 2.500 miliardi a Wall Street, 600 miliardi circa più del Pil dell’Italia, e ha lasciato a distanza un’altra stella del petrolio, l’araba Aramco, che al momento della quotazione l’aveva scavalcata per qualche settimana.

Come viene ricordato nell’articolo, pochi hanno fatto meglio negli ultimi dieci anni: la società fondata da Jobs ha guadagnato il 1.100%. Netflix ha messo assieme nello stesso periodo un +1.800%, grazie a un mercato di riferimento – quello della tv on demand – completamente trasformato. La rivoluzione dell’e-commerce e la pandemia hanno spinto le azioni Amazon a +1.500% anche se la società di Jeff Bezos vale il 20% in meno di Apple. Anche Tencent (grazie al boom dell’economia cinese) e Microsoft hanno guadagnato lievemente di più alla Borsa di New York, ma la società di Cook è riuscita con facilità a difendere la maglia rosa in un mondo in cui tante ex star come Nokia e Blackberry sono sparite dal radar. Si ricorda sempre nell’articolo come La rivoluzione gentile di Cook ha cambiato l’identikit di Apple senza bisogno delle invenzioni geniali di Jobs. L’innesto di un ingegnere alla guida del gruppo, anzi, ha contribuito a ridisegnare l’azienda in modo graduale. (…) Il decennio di Cook, ovviamente, ha avuto anche momenti no. Come le polemiche legate all’obsolescenza programmata dei telefonini, i guai del MacPro, il flop dell’Air Power. Inciampi che non hanno frenato la corsa di conti e quotazioni. Il difficile, volendo, arriva ora. Il gigantismo e la redditività, in un mondo che sta cercando come ridimensionare i monopoli di Big Tech, sono un problema. Apple è finita nel mirino dell’antitrust in particolare per il monopolio su Apple Store, ha una causa complicata con Epic Games, il creatore di Fortnite. Sulla sua testa pende la spada di Damocle della minimum tax. Cupertino però sta iniziando a lavorare anche su nuovi prodotti che potrebbero garantire nuova vita (e guadagni) nei prossimi anni: si va dall’auto elettrica alla realtà virtuale e aumentata, fino ai servizi bancari e all’ingresso nella sanità. Tutti settori che – a giudicare dalla fiducia della Borsa nei titoli – potrebbero garantire a Cook una navigazione serena anche nel secondo decennio del suo mandato.


G20 delle donne: il digitale leva di emancipazione

Nelle strategie presentate al summit internazionale di Santa Margherita Ligure, le competenze digitali e la formazione di settore presentate come centrali per valorizzare il potenziale femminile.

Accesso all’uso delle tecnologie e formazione al centro delle politiche per valorizzare il potenziale femminile. Queste le strategie presentate alla conferenza “G20 Donne” di Santa Margherita Ligure, con interventi anche della ministra delle Pari opportunità Elena Bonetti. Un incontro internazionale, fortemente voluto anche dal Premier Italiano Mario Draghi, che si colloca in un momento particolarmente delicato per il ruolo della donna nella società, stretta fra crisi pandemica e situazione afgana. Dedica al tema specifica attenzione COR.COM – Il Correre delle comunicazioni, con un articolo pubblicato lo scorso 26 agosto: “Abbiamo l’opportunità, e credo anche la responsabilità, di cimentarci in uno sforzo congiunto per la creazione di un’agenda per la parità di genere a livello globale, che veda la convergenza di attori istituzionali pubblici, del settore privato e della società civile su obiettivi misurabili”. Lo dice la ministra delle pari opportunità Elena Bonetti intervenendo all’apertura della Conferenza del G20 sull’empowerment femminile a Santa Margherita Ligure. “Le donne – ha aggiunto la ministra – posseggono in sé la metà delle risorse umane del pianeta, eppure le energie femminili sono il potenziale ancora inespresso, sono le forze non ancora messe in campo nelle nostre società. È a beneficio di tutti – ha concluso Bonetti – mettere le donne nelle condizioni di diventare protagoniste alla pari”.
Particolarmente significativo, come ricordato nell’articolo, anche l’intervento della senatrice Assuntela Messina: Tecnologie snodo strategico per l’empowerment femminile anche per la senatrice Assuntela Messina, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, secondo cui “garantire un’ampia e trasversale alfabetizzazione digitale, rafforzare le competenze, migliorare le capacità e le possibilità di accesso delle donne all’uso delle tecnologie e degli strumenti digitali sono obiettivi cruciali per assicurare una piena inclusione nella società digitale e per consentire loro di disporre di maggiori opportunità di lavoro”.
La componente etica della valorizzazione delle potenzialità femminili è stata sottolineata da Helena Dalli, commissaria europea per l’eguaglianza: “La promozione e la tutela dei diritti umani delle donne è parte integrante di qualsiasi sforzo per una soluzione politica inclusiva, globale e duratura. E questa sfida per i diritti delle donne richiede una risposta globale prioritaria”, dice la commissaria europea per l’uguaglianza Helena Dalli. Serve garantire “la protezione dei diritti delle donne e delle ragazze e affrontare la violenza di genere”. La commissaria Dalli ha ribadito che entro la fine di quest’anno presenterà una proposta legislativa sulla lotta alla violenza di genere contro le donne e le ragazze. È questa una delle azioni volte a conseguire gli obiettivi della convenzione di Istanbul in settori quali la prevenzione, la protezione e l’azione penale”.