IoT: la cybersicurezza nell’era degli oggetti interconnessi

Viviamo e lavoriamo in una società caratterizzata sempre più da scenari digitali e oggetti interconnessi. Questo comporta anche la consapevolezza dei limiti di violabilità dei sistemi IoT.

Grazie alle potenzialità crescenti della digitalizzazione e delle telecomunicazioni, sono sempre di più gli oggetti interconnessi a formare una immensa rete. È necessario attivare elementi di sicurezza e privacy fin dallo sviluppo di tali tecnologie. Ne parla Il Sole 24 Ore, in un articolo a firma di Simone Arcagni, dedicato alla recensione al libro “Internet di ogni cosa” scritto da Laura DeNardis: «Se gli esseri umani improvvisamente svanissero dalla Terra, il mondo digitale continuerebbe comunque a ronzare vivacemente». Inizia così il nuovo libro di Laura DeNardis, docente alla American University di Washington DC ed esperta di sistemi di sicurezza e governance di Internet. Si intitola Internet in ogni cosa e scruta l’Internet of Things, Internet delle cose o degli oggetti o Internet del tutto, secondo la definizione di alcuni. La studiosa propende per “sistemi cyberfisici”, cioè una nuova generazione di Internet in cui si sta creando un sistema complesso di cui fanno parte oggetti, persone, animali, edifici e che costituisce la più grande architettura complessa e comunicante mai vista prima nella storia. «Internet ha già raggiunto il punto di non ritorno. Oggi ci sono più oggetti connessi digitalmente che persone».

Dai contenuti del libro di Laura DeNardis emerge inoltre un Internet diverso, che si sostituisce a quello cui siamo abituati e che è entrato in crisi di identità, tanto che molti giovani non lo riconoscono nemmeno più come tale. Sottolinea infatti l’articolista de Il Sole 24 Ore: …sistemi emergenti sono stampa 3D, realtà aumentata e robotica avanzata: tutti campi in cui la commistione tra fisico e virtuale si fa strutturalmente solida. Un Internet diverso, ma che trascina con sé uguali problemi collegati alla cybersicurezza, alla privacy e alle questioni di governance. Anzi, li moltiplica e li amplifica: basti pensare alle problematiche legate ai dati biometrici di oggetti quali smartwatch, microchip sottocutanei o dispositivi medici connessi. Quello che nel libro viene chiamato Internet del sé. DeNardis è chiara: se gli oggetti sono connessi e dialogano tramite algoritmi intelligenti, la struttura è ancora più debole.

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